L’OPERAZIONE BRITANNICA SLAPSTICK E LA SCELTA EOSTRATEGICA DI BRINDISI – I SAVOIA DOVEVANO MORIRE!

di Virginia Lalli

Considerando le gravissime e drammatiche condizioni nelle quali versava la popolazione civile italiana e i modi strazianti nei quali morivano i soldati italiani per mancanza di armi e rifornimenti, il governo del re e i componenti del Gran Consiglio del fascismo che
sfiduciarono Mussolini compresero che era urgente uscire da tale gioco al massacro e non proseguire nel conformarsi alle direttive di Hitler anche in merito alla “difesa di Roma” con ciò che avrebbe comportato, opportuno militarmente invece dichiarare Roma “Città aperta”. Il 3 settembre 1943 veniva siglato l’armistizio dal generale Castellano incaricato da Badoglio per il Regno d’Italia e dal generale Walter Bedell Smith per gli Stati Uniti d’America nei pressi di Cassibile. L’armistizio stabiliva, tra le condizioni, che esso
sarebbe divenuto effettivo solamente dopo l’annuncio ufficiale dello stesso, annuncio che sarebbe arrivato da Radio Algeri cinque giorni dopo, l’8 settembre 1943 alle ore 17.30 (ore 18.30 per l’Italia) in lingua inglese letto dal generale Dwight Eisenhower e l’8
settembre 1943 giunse il proclama del primo ministro Badoglio trasmesso anch’esso dai microfoni dell’EIAR alle ore 19.42 ore italiane.
Durante le trattative segrete per la resa con gli Alleati all’inizio di settembre, il governo italiano si offrì di aprire i porti di Taranto e Brindisi. Le forze tedesche in quell’area erano molti deboli e ci si aspettava che si ritirassero piuttosto che combattere se gli alleati fossero sbarcati nell’area. Il generale Dwight D. Eisenhower, pianificò rapidamente un terzo sbarco, nome in codice Slapstick, per approfittare dell’offerta. Il valore principale di Taranto era il suo grande porto per i rifornimenti. La presa dei porti di Taranto e di Napoli avrebbe permesso agli Alleati di portare rifornimenti alle proprie truppe su entrambe le coste italiane.

L’operazione militare Lapstick ebbe anche un ruolo politico. Brindisi, all’epoca, era sotto il controllo dell’Esercito italiano ma la sua rapida occupazione da parte delle truppe britanniche assicurò la sicurezza dei capi italiani e lì il giorno stesso dello sbarco, erano presenti il re Vittorio Emanuele III e la regina Elena, l’erede Umberto e il Primo Ministro Badoglio. Liberata quindi dagli inglesi, Brindisi
divenne il punto di contatto diretto tra il Comando Alleato e il nuovo Governo italiano facilitando gli accordi per la successiva dichiarazione italiana di guerra alla Germania. L’operazione “Slapstick” fu pianificata in breve tempo e per realizzarla, venne scelta
l’unità aviotrasportata britannica che, in quel momento, era dispiegata in Tunisia. A causa della mancanza di aerei e alianti, tutti impegnati nell’assalto a Salerno e nello sbarco in Calabria, i paracadutisti furono trasportati a Taranto dalla Royal Navy. Le prime navi partirono dal porto di Biserta (Tunisia) alle ore 17.00 dell’ 8 settembre Alle 18.30 dell’8 settembre il generale Eisenhower comunicò che, nel frattempo, l’Italia aveva chiesto la resa. Il 9 settembre alle 11.50 giunge l’ordine da Supermarina di applicare le clausole
dell’armistizio e di deporre le armi. “Alle 12.30 da Supermarina a tutti i Comandi: Riassunto clausole armistizio (alt) Cessazione immediata ostilità (alt) Italia farà ogni sforzo per sottrarre i mezzi bellici ai Tedeschi (alt) Flotta e Aviazione Italiana si trasferiscono in località designate con clausole di non consegna et non abbassare la bandiera (:).
(….)
Resa immediata della Corsica e di tutto il territorio Italiano isole comprese (alt) Libero uso per Anglo- Americani porti et aeroporti (alt) – 123009”. Quando la flotta inglese era ormai giunta a Taranto, le navi da battaglia italiane Andrea Doria e Caio Dulio, lasciarono il porto e fecero rotta verso Malta dove, in base agli accordi tra il governo italiano e gli Alleati, si arresero. Il Quartier Generale inglese venne allestito all’Hotel Albergo Europa e il suo primo atto fu quello di accettare la resa ufficiale del comando militare italiano.
Entro 48 ore dalla sbarco a Taranto, la divisione aviotrasportata raggiunse e occupò i porti di Brindisi e Bari, senza nessuna opposizione. Il Quartier Generale del V Corpo d’Armata britannico sbarcò a Taranto il 18 settembre e preparò l’arrivo di altre due divisioni. La 78^ Divisione di Fanteria britannica giunse a Bari il 22 settembre, seguita dall’8^ Divisione di Fanteria indiana, sbarcata a Taranto il giorno seguente. Il 24 settembre, la 1^ Brigata Paracadutista e la 1^ Brigata Aviotrasportata cominciarono una nuova avanzata. Il 27 settembre, le due brigate e la 78^ Divisione raggiunsero Foggia. Da lì la divisione aviotrasporta fu fatta ripiegare fino a Taranto, da cui, a novembre, venne fatta tornare in patria. L’operazione Slapstick era terminata: la Puglia era ormai sotto il controllo degli Alleati. Il 14 settembre 1943 era arrivata la Missione Alleata presso il governo Badoglio. Per gli Alleati, la resa italiana aveva reso indilazionabile il problema dell’atteggiamento da assumere nei confronti del governo Badoglio, se riconoscerlo e affidare ad esso
l’amministrazione del territorio oppure stabilire un governo militare diretto. Per valutare da vicino la situazione e stabilire un contatto giungeva a Brindisi proveniente da Taranto la delegazione anglo-americana composta da Sir Mason Mac Farlane quale capo
missione, i ministri, i consiglieri politici, Mac Millan inglese e Murphy, americano ed il generale americano Taylor. Secondo le disposizioni di Eisenhower e i termini dell’armistizio qualora si fosse deciso di riconoscere il nuovo Governo italiano, i compiti della Missione sarebbero stati quelli di trasmettergli le istruzioni del Comandante in Capo Alleato e dare vita, per quanto possibile a un’azione coordinata delle Forze Armate e del popolo italiano contro i tedeschi.

Il 19 settembre gli alleati riconobbero (non ufficialmente) le province di Lecce, Bari, Brindisi e Taranto indipendenti dall’AMG (Allied Military Gouvernement) e quindi praticamente sotto l’amministrazione del Governo Badoglio. In realtà queste quattro province avendo mantenuta la quasi totale integrità dell’esercito ed essendo anche state raggiunte subito dopo l’armistizio dal re e il suo seguito, si sono trovate a creare una specie di zona franca in quel momento non raggiunta dagli alleati e praticamente evacuata dai tedeschi.
La reale capacità di autoamministrazione del governo Badoglio a Brindisi era però ridotta e, anche se ufficialmente in modo indiretto, abbastanza influenzata dalla Missione Alleata prima e dalla Commissione Alleata di Controllo poi. Il 21 settembre Vittorio Emanuele III invia due lettere personali, una diretta al Re Giorgio VI di Inghilterra e l’altra a Roosevelt, entrambe dello stesso tenore. Chiede che
al governo siano concessi poteri civili, oltre che sulle quattro province della Puglia anche sulla Sicilia e la Sardegna (il che, a suo avviso, fra l’altro, avrebbe facilitato la ricostruzione politica del Paese con il ritorno al regime parlamentare) ed invocava un cambio più favorevole per la moneta italiana rispetto a quello introdotto in Sicilia che era di 100 lire per ogni dollaro e 400 per ogni sterlina.
L’Italia era quindi spaccata con al Nord, la RSI nazifascista che intendeva proseguire la guerra. Certa storiografia ritiene che il governo del re nonostante i posti di blocco nazisti sia potuto passare proprio perché c’era un piano da parte di Hitler di fare un’opera di
propaganda riguardo alla asserita fuga del re per sferrare un grave colpo alla credibilità dell’istituzione monarchica e della dinastia.
D’altronde i rapporti non furono mai buoni, nelle foto pubbliche si può vedere Hitler e Mussolini fare il saluto romano mentre il re Vittorio Emanuele III si limita a fare il saluto militare. Hitler apostrofava il re dicendo che era “un imbecille” e Umberto II un “perfido furfante”. Il re diceva di Hitler che era un “pazzo, un drogato e un degenerato”. La fine della guerra è stata determinata da passaggi cruciali quali la destituzione di Mussolini, l’armistizio con gli angloamericani e la dichiarazione di guerra ai nazisti. Oggi sappiamo come sono andate le cose ma ciascuno di questi passaggi è stato molto complesso e foriero di gravi rischi a tutti i livelli.

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