Le leggi razziali del regime autoritario fascista

Ovvero le anti- leggi che violavano i diritti fondamentali e civili dei cittadini italiani di origine ebraiche. Dagli abissi della violenza alla rinnovata civiltà giuridica

di Virginia Lalli

Le leggi razziali sono da condannare da un punto di vista morale nonché giuridico. La denominazione di regime delle leggi razziali è impropria. Si tratta infatti di anti-leggi ovvero di disposizioni violative dei diritti civili e fondamentali dei cittadini italiani di origine ebraica. Le leggi razziali, in contraddizione alla funzione propria della legge conforme al diritto naturale secondo la nostra tradizione giuridica, disciplinano le discriminazioni. Dopo l’8 settembre comandando i nazisti inizieranno le deportazioni. D’altronde l’Italia ha una grande tradizione di ingegni nel campo dell’architettura, pittura, scultura, musica, navigazione ma detiene anche un grande e antichissimo patrimonio giuridico. Ricordiamo i giuristi romani quali Ulpiano, Paolo, Gaio, Papiniano, Modestino. Ulpiano citando Celso descrive cosa è il diritto: Ius est ars boni et aequi. Il diritto è l’arte (la tecnica) di ciò che è buono e giusto. La parola legge, scrive Cicerone nel De Legibus viene dal termine latino eligo che significa scegliere. Scegliere, prosegue Cicerone, non l’opinio comunis ma il diritto naturale.

“Alcuni esperti insegnano infatti, con una serie di argomentazioni simili, che ogni legge che veramente si possa chiamare legge, è degna di lode. E’ noto a tutti che le leggi furono elaborate per la salvezza dei cittadini e l’incolumità degli Stati, nonché per una vita
tranquilla e felice dell’umanità; e quelli che per primi stabilirono norme del genere, dimostrarono ai popoli che essi avrebbero scritto e proposto norme che, se riconosciute e accettate, avrebbero loro permesso di vivere rettamente e felicemente. Dal che è facilmente comprensibile che, coloro i quali prescrissero ai loro popoli regolamenti dannosi ed ingiusti, e avendo fatto l’opposto di quanto avevano promesso e dichiarato, promulgarono qualunque cosa, ma non delle vere leggi, quindi è chiaro che nella stessa interpretazione del nome di legge è insita la sostanza ed il criterio della scelta del giusto e del vero.
(…)
E che dire del fatto che vengono sancite molte disposizioni dannose nei confronti dei popoli, molte persino esiziali ma ciò nonostante queste non portano il nome di legge, peggio che dei furfanti le avessero stabilite nelle loro bande? Infatti non si possono chiamare realmente prescrizioni dei medici nel caso che essi, per ignoranza ed imperizia, abbiano prescritto sostanze letali in luogo di salutari e nemmeno una legge relativa a un popolo, qualunque essa sia, può essere detta legge, posto che il popolo ne abbia ricevuto
qualche danno. La legge pertanto è la distinzione del giusto e dell’ingiusto manifestata in conformità alla natura, che è il più antico e principale di tutti gli elementi a cui fanno riferimento le leggi umane, che colpiscono con pene i malvagi e difendono e proteggono
gli onesti”. Orbene sulla scorta del significato proprio della legge è evidente che il regime fascista per motivi di mera opportunità politica ha strumentalizzato le leggi, distorcendone la loro funzione. Ovvero una legge non può certamente avere la funzione di discriminare una categoria generalizzata di cittadini (finanche minori!) privandoli dei diritti fondamentali e avvalendosi di motivazioni del tutto pretestuose. Possiamo anche sottolineare le due diverse mentalità riguardo alla questione dei matrimoni misti. Le leggi di Norimberga (così chiamate perché redatte ad un congresso di partito a Norimberga nel 1935 ,all’articolo 1 della legge per la protezione del sangue e dell’onore tedesco del 1935 vietava i matrimoni tra cittadini tedeschi ed ebrei.

Si può dire che leggi razziali scimmiottano le caratteristiche delle leggi formali e ne assumono le sembianze. La legge in quanto tale infatti deve avere una ratio per essere legittima e per le leggi razziali la chiave di acceso falsa al sistema è la difesa della razza.
E’ evidente che anche da un punto di vista biologico tale giustifica non ha nessun fondamento come è facilmente dimostrabile con esempi concreti della storia del tempo. Infatti per es. quanto al divieto di esercizio della professione medica da parte degli ebrei
previsto dalle leggi razziali, ricordiamo tre importanti figure di medici ebrei del tempo attivi nel contrastare con successo malattie fino ad allora incurabili. Due importanti figure di medici ebrei virologi che lavoravano in quegli anni negli Stati Uniti: il dott. Jonas Salk (1914-1995) e il dott. Albert Sabin (1906 – 1993) medico polacco naturalizzato statunitense. Con il loro lavoro hanno debellato la poliomelite, una malattia temibile e ciclica che colpiva soprattutto i bambini ma non solo, uccidendoli o lasciandoli menomati a vita. Una vittima illustre fu il presidente Roosevelt costretto su una sedia a rotelle dalla malattia, il quale fondò la National Foundation for Infantile Paralysis. Anche la regina Elena aveva attivato una raccolta fondi per la ricerca contro la poliomelite. Il dott. Sabin perderà due nipoti Amy e Deborah uccise dalle SS tedesche a Bialystok, chiamerà con gli stessi nomi le sue figlie sulle quali sperimenterà il vaccino.

Quando anche gli Stati Uniti entrarono in guerra il dott. Sabin lasciò Cincinnati per entrare nell’esercito. Nel 1947 il dott. Sabin, di stanza a Berlino assistette, mentre si occupava dell’ospedale militare, a una terribile epidemia di polio che colpì moltissimi bambini della semidistrutta ex capitale del Terzio Reich. Quanto al vaccino del dott. Salk, nel 1952 inizia la fase di sperimentazione sugli uomini.
Tra i volontari vi sono lo stesso Salk e la sua famiglia, sua moglie i suoi tre figli, il più grande ha dieci anni e il più piccolo appena quattro anni., oltre al suo staff. Anche in questo caso, non si registrano reazioni violente al vaccino. A questo punto venne inoculato il vaccino a 7.500 bambini i cui genitori, disperati, molto volentieri li avevano proposti per il vaccino1. Nel giro di un paio di settimane si aggiungono altri 450.000 bambini che ricevono il vaccino di Salk. Forse il più grande esperimento di questo tipo mai tentato dalla scienza medica. A questo punto, mancava solo un test finale di verifica su larga scala, lanciato nel 1954 e affidato al dott. Francis.
Vengono coinvolti quasi due milioni di bambini americani, di età compresa tra i sei e i nove anni, i cosiddetti “Pionieri della Polio” – ai quali viene somministrato il vaccino. L’esito è positivo: il vaccino risulta sicuro ed efficace nel 90% dei casi. “The Salk vaccine
appears to Be Proving Out” riportò Barron’s il 12 settembre 1955. Il vaccino di Salk venne provato il 12 settembre 1955. L’ estate successiva, dati di 6 stati dimostrano un 75% di riduzione di incidenza della poliomelite.

Non un singolo caso di paralisi per poliomelite si è verificato nello stato di New York fra i bambini che ricevettero i tre richiami. Fuori dagli Stati Uniti, la Danimarca segnala l’inoculazione a 430.000 bambini; nessuno sviluppò la poliomelite. Novecento bambini
canadesi vennero vaccinati e la poliomelite si sviluppò a un quarto del tasso dell’anno precedente. Quando Salk inoculava al bambino il suo vaccino anti polio, racconterà al reporter John Troan che: “Quando si inocula a un bambino un vaccino antipolio per la prima volta, non si dorme per due o tre settimane”2. Nel 1956, il segretario del HEW 3 espanse il gruppo di persone candidate al vaccino ai bambini fino a 18 anni di età e alle donne incinte 4, raggiungendo 35 milioni di persone. Nel 1957 solo 5.894 casi di poliomelite furono riportati, 1/10 del numero del 1952. Nel1961, il numero totale dei casi declinò del 97% rispetto alla media dell’era prevaccino. Sei
anni più tardi dall’introduzione del vaccino di Salk, la polio era del tutto debellata negli Stati Uniti.

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