L’armistizio dell’Italia del 1943 e l’uscita dalla guerra totalitaria del Terzo Reich.

di Virginia Lalli

“Non si può “sognare di liberare il mondo, commettendo atrocità” poiché questo “scardinerebbe dalle
basi tutto l’edificio del vivere civile”.

Dai I Masnadieri di Friedrich Schiller (1759 – 1805).

Il presente articolo sull’armistizio del ‘43 è improntato a criteri di geopolitica, trattati internazionali e relazioni internazionali, piani di guerra (Eisenhower scrive nei suoi diari che solo per la liberazione della Francia vi erano otto piani di guerra), tenendo presenti le
oggettive possibilità nel contesto dell’epoca. L’articolo prende in considerazione le testimonianze dei principali protagonisti della II
guerra mondiale e dei loro memoriali: Maresciallo P. Badoglio (1871-1956): “L’Italia nella seconda guerra mondiale”, Gen. A. Kesserling (1919-1957): “Soldato fino all’ultimo giorno” e Gen. D. Eisenhower (1890 – 1969): “Crociata in Europa” e “Diari di guerra
della seconda guerra mondiale”. Non prenderemo in considerazioni altri commenti ancorchè pertinenti poiché molte sono
le testimonianze di altri generali che hanno partecipato alla II guerra mondiale e che hanno lasciato le loro memorie, consapevoli del grave momento e del loro ruolo. Tra essi il Gen. Carboni (1889-1973) Comandante del Corpo d’armata motocorazzato a difesa di Roma, organizzatore delle divisioni intorno a Roma, il quale ha scritto molti libri sulla difesa di Roma dopo l’armistizio, tra essi: “L’armistizio e la difesa di Roma, verità e menzogne” e “La verità di un generale distratto sull’ 8 settembre: un saggio dei mezzi usati per trasformare l’eroica difesa di Roma nella mancata difesa di Roma”, “L’Italia tradita, dall’armistizio alla pace”, il Gen. Puntoni: “Parla Vittorio Emanuele III”, il Gen. Cavallero “Diario 1940-1943”, il Gen. Caviglia “I dittatori, le guerre e il piccolo re”, il Gen. Castellano “Come firmai l’armistizio di Cassibile” il quale andrà in missione segretissima a Lisbona per prendere contatto con gli anglo-americani e firmerà l’armistizio presso la contrada Santa Teresa Longarini a 3 km da Cassabile nella tenuta di San Michele, in un campo agricolo messo a disposizione della baronessa Aline Grande alle Forze Anglo-americane, che ne avevano fatto il loro quartier generale.

Nel presente articolo verrà esposta la grave situazione nella quale versavano gli eserciti italiani già prima dell’armistizio secondo le testimonianze di Badoglio e di Kesserling. Verrà inoltre esposta la fase del necessario drammatico sganciamento dai nazisti, quindi prenderemo in esame le motivazioni sottese alla base della mancata adesione del Terzo Reich all’armistizio e alla resa senza condizioni per finire alla narrazione della resa dei nazisti dai contorni di tragedia secondo lo stesso commento di Eisenhower, il quale nei
Diari di guerra descrive Hitler come il personaggio di una tragedia di Wagner, autore da Hitler prediletto: “Anche Hitler, per quanto fanatico, deve aver avuto momenti di lucidità nei quali non può aver fatto a meno di vedere che la fine era prossima. Egli scriveva le
ultime pagine di un dramma che oltrepassava di gran lunga in tragicità quanto avesse mai concepito il suo prediletto Wagner”1.

Eisenhower fa riferimento riguardo ad Hitler anche al complesso del conquistatore: “il complesso del conquistatore che l’avrebbe indotto a continuare a mandare uomini e munizioni in Tunisia molto tempo dopo che era tramontata ogni speranza di salvare la
situazione” 2. Gli ultimi soldati tedeschi rastrellati vengono mandati a combattere per ordine personale del Fuhrer sulle principali città dell’Oder. Hitler ordina, esige ma nel vuoto. Sulla carta sono un milione di uomini, nella realtà senza allenamento e senza equipaggiamento, in pratica sono 200.000. Praticamente devono combattere i Russi, uno contro cinque, obbediscono agli ordini personali del Fuhrer. Su terreni di fortuna i sopravvissuti decollano 1 contro 10. (Youtube La Battaglia di Germania: la fine del Reich 1.12). Eisenhower scrive: “Dovevamo molto ad Hitler. Non c’è che il suo Stato Maggiore, se avesse avuto mano libera nel campo delle operazioni militari, avrebbe preveduto il disastro sicuro sulla riva occidentale e avrebbe ritirato le forze della difesa, probabilmente non più tardi del principio di gennaio”3.

D’altra parte gli anglo-americani erano ancorati alla formula della “resa incondizionata”, emanata nel convegno Churchill-Roosevelt a Casablanca nel gennaio 1943: formula negativa che disorientò i popoli oppressi dalla tirannide, imbaldanzì Hitler convincendolo
a resistere sino alla distruzione totale. Le trattative per l’armistizio, subito promosse da Badoglio, saranno perciò lunghe, laboriose e assai pericolose. Renzo De Felice scrive di “faciloneria” con la quale Mussolini stipula il Patto d’Acciaio (22 maggio 1939), siamo nel XVII° dell’era fascista ovvero diciassette anni di pieno potere nelle mani di Mussolini. Dalla testimonianza di Badoglio: “Sua Maestà il Re, in una conversazione avuta nel 1942 a Brindisi, mi confidò che Mussolini mai gli aveva parlato della sua intenzione di stringere
alleanza con Hitler. Soltanto a patto concluso e firmato Mussolini si decise di informarne il Re. Ora lo Statuto, all’art. 5, dice testualmente: “Al Re solo appartiene il potere esecutivo…dichiara la guerra, fa i trattati di pace, di alleanza, di commercio…”. Sua Maestà si dimostrò molto risentito di siffatto procedimento ed espresse a Mussolini il Suo disappunto per tale violazione alla nostra Legge fondamentale. “Non era più possibile ritornare sul già fatto”, mi disse il Re,” senza provocare gravi complicazioni” 4. Il 22 maggio 1939 Ciano annuncia la firma del Patto d’acciaio con la Germania nazista5 “un’alleanza rinnovata e potenziata dal genio e dalla volontà del Fuhrer e del Duce (…) rivendicando i principi dell’ordine e della giustizia in mezzo a un mondo in dissoluzione (…) in un blocco inscindibile, di forza, di volontà e di interessi”. Mentre non ritroviamo un commento a voce sul Patto d’acciaio da parte dei rappresentanti nazisti che nel filmato si limitano ad ascoltare le parole di Ciano. Tuttavia nel Terzo Reich l’ordine e la giustizia vengono amministrate nel nome del Fuhrer6.

E’ da rilevare anche il carisma e quello che le fonti storiche definiscono “deificazione” di Hitler e Mussolini come propaganda ma anche come percezione generale. La soluzione finale è un ordine personale del Furher che viene trasmesso al maresciallo del Reich, Goring che lo diramerà per l’esecuzione durante la Conferenza di Wansee ai capi della polizia con clausola di riservatezza “evitando assolutamente di allarmare la popolazione” 7 ovvero la cittadinanza non doveva saperlo. Il Ministro della giustizia (24 agosto 1942 – 30 aprile 1945) Otto Georg Theirack viene nominato dal Fuhrer tra i fedelissimi. Già presidente del tribunale del popolo, liquidava con sentenze capitali i nemici politici. Morirà suicida prima di essere processato alla corte di Norimberga. Dopo l’armistizio tale modalità verranno applicate anche in Italia con le deportazioni degli ebrei ma anche con le uccisioni di italiani, bypassando arbitrariamente il sistema vigente in Italia e le volontà di diversi rappresentanti del Paese. Gli obiettivi perseguiti dal Terzo Reich erano, come risaputo, quelli di una guerra di aggressione che poi diventerà guerra totalitaria secondo quanto affermato da Goebbels nei filmati visionabili su youtube e da Kesserling nelle sue memorie, della tutela delle minoranze tedesche, l’antisemitismo e la fedeltà assoluta e incondizionata al Terzo Reiche al Fuhrer Hitler come vedremo. E’ da analizzare innanzi tutto al riguardo le diverse strutture istituzionali e i diversi sistemi e mentalità dell’Italia e della Germania all’epoca per comprendere il significato del patto d’acciaio e le sue conseguenze e implicazioni per l’Italia e perché è stato così drammatico e caotico uscirne.

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