Il Traghettamento dell’Italia dalla Seconda Guerra Mondiale

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Di Virginia Paola Lalli
Avvocato, phd Ordine internazionale e diritti umani

L’Italia risorge (3 settembre 1943 – 10 febbraio 1947).

“I libri di storia (…) sono racconti fantastici di eventi male osservati, accompagnati da
spiegazioni inventate a cose fatte”.


Gustave Le Bon (1841-1931). Psicologia delle folle (libro letto più volte da Mussolini).

Devo fare una necessaria premessa a carattere metodologico per non incorrere nei soliti equivoci di interpretazione.
Non si può prescindere per una valutazione realistica e oggettiva sulla drammatica situazione del periodo relativo all’armistizio dalle determinazioni, apparati e mentalità propri del Terzo Reich e dei suoi rappresentanti nonchè dai rapporti diplomatici e militari con gli alleati anglo-americani. Siamo inoltre in ambito di operazioni militari e nel contempo di trattati internazionali.
Il quadro di seguito riportato aderente alla realtà storica e basato su testimonianze pubbliche dirette tratte dai diari dei generali, ambasciatori e principali protagonisti dell’epoca con elementi finora inediti risulta nonostante ciò incompleto in quanto mancano i diari di Mussolini. Chi dice perduti, chi dice occultati i diari di Mussolini. Manca comunque sicuramente un tassello importante del quale dovremo fare a meno. Dobbiamo considerare anche per un’analisi onesta e non ideologica che noi oggi abbiamo un quadro completo di come si sono svolti gli eventi ma allora non potevano sapere come si sarebbero evolute le situazioni.
Solo un’analisi molto complessa ci può far comprendere le possibilità e i limiti anche gravi della situazione andando oltre (dopo 80 anni ormai) la propaganda dell’epoca e la componente emotiva che pervade l’opinione pubblica italiana anche mossa dalle
dolorose e luttuose vicende che hanno coinvolto così drammaticamente i nostri genitori, i nostri nonni, fratelli, sorelle, zii.
Quindi sarà un percorso a ritroso sulle grandi potenze militari dell’Asse: il Terzo Reich e l’Impero del Sol Levante, della situazione di pericolo incombente su un’Italia senza più possibilità di difendersi con una popolazione allo stremo, e sulla conseguente delicata
fase dell’uscita dell’Italia dalla guerra. Il clima delle logiche violente e autoritarie è del tutto estraneo e sconosciuto a certe
generazioni cresciute ed educate in democrazia.

Sottolineo perché dai commenti che circolano si evince come non sia abbastanza chiaro, stante il vissuto proprio in democrazia, il clima dell’atmosfera del tempo ovvero del regime totalitario del Terzo Reich per il quale Hitler aveva pieni poteri per decreto che
gli dava la libertà di sospendere il Reichstag (il Parlamento) peraltro aveva subito un incendio pertanto uno comandava su tutti che gli obbedivano in gran parte. Per gli altri che non aderivano c’erano comunque severe misure punitive. Goering secondo quanto
riportato da Dolmann in Roma nazista diceva che non conosceva oppositore che non fosse a trenta centimetri sotto terra e Himmler il 4 gennaio 1929 giorno nel quale era stato nominato capo delle SS dichiarò di essere disposto ad uccidere la sua stessa madre
se glielo avesse chiesto Hitler.
Il regime nazista prevedeva le mosse degli oppositori e adottava le contromisure per abbattere i nemici interni del Terzo Reich, intesi come coloro che non aderivano alle direttive del Fuhrer, vigendo il principio “Uno Stato, un popolo, un Fuhrer”.
Ricordiamo si era arrivati a una sorta di religione dello Stato e a una deificazione dei principali esponenti. Inoltre la propaganda del regime era molto ben organizzata. L’ambasciatore Rahn nel suo libro Ambasciatore di Hitler a Vichy e Salò scrive: “l’annuncio di un successo divenne più importante del successo in sè stesso. Quando Hitler aveva pronunciato un discorso, questo doveva essere tradotto in 24 ore in venti lingue, stampato, messo in pacchi e spedito mediante aeroplani speciali. Se osservavamo che gli stranieri si sarebbero accontentati dei riassunti del discorso trasmessi per radio e pubblicati dalla stampa dei rispettivi paesi e che molto raramente avrebbero sentito il bisogno di rileggerlo sotto forma di opuscolo eravamo tacciati di essere traditori. Spesso i pacchi di carta venivano mandati al macero perchè il loro contenuto era sorpassato dagli eventi. Ben presto i paesi stranieri cercarono di difendersi contro questa inondazione di carta; le frontiere furono chiuse. Si cercò allora delle vie traverse: alle spedizioni di merci innocue furono aggiunti foglietti e opuscoli, i prospetti commerciali infarciti di frasi di propaganda, i romanzi polizieschi furono trasformati dando loro un contenuto politico”. I nazisti vivevano a causa degli eventi drammatici successivi al Trattato di Versailles in
uno stato di emergenza perenne e di minaccia percepita (Kesserling nei suoi diari si stupiva, disgustato, che gli italiani non si mobilitassero perché si trattava di una questione di vita o di morte). A tutto questo si aggiunge una cultura radicata della vendetta a livello storico: l’ambasciatore Rahn fa riferimento al “nemico ereditario” la Francia anche se l’ambasciatore era un europeista ante litteram della scuola di Briand e aveva ventilato anche ad Hitler una prospettiva europea partendo da una intesa con la Francia.
Hitler nel Mein Kampf ringrazia con gratitudine il professore di storia che ha avuto a scuola che gli ha insegnato molto.

Come scrive l’ambasciatore Rahn nel suo libro Ambasciatore di Hitler a Vichy e Salò: “Hitler spinto dal suo tragico fanatismo esclusivo aveva dichiarato guerra contemporaneamente a tutte le forze spirituali e materiali del mondo. Se la Germania avesse voluto giungere ad una pace accettabile di compromesso con l’Inghilterra l’unico mezzo sarebbe stato quello di ricorrere alla mediazione della Francia ed in ogni caso sotto la pressione di un’immanente intesa franco-tedesca” ma Hitler conosceva solo la forza militare.
L’ambasciatore Rahn racconta come si espresse Hitler nei confronti degli italiani: “Solo uno stato virile può fondare un impero e l’Italia non è più uno stato virile. L’eccessivo calore dei sentimenti familiari ha soffocato tutti gli altri” ma a me pareva che questo vivo
senso della famiglia fosse appunto una delle qualità più attraenti del popolo italiano; come mi sembrava assai discutibile che lo stesso popolo desiderasse veramente un potente impero militare. Esso voleva colonie per la sua popolazione esuberante, pane e
lavoro”. Peraltro le logiche del regime naziste erano assolutamente vendicative oltremodo, agendo per rappresaglia. Due cecoslovacchi ferirono Heidrich in un attentato, che morì nel 1942 di setticemia dopo gli interventi chirurgici. Venne accusato il medico di non aver somministrato sulfamidici. Il medico dimostrò con esperimenti che non sarebbero stati efficaci. (In Inghilterra peraltro già dal 1941 era utilizzato la penicillina che guarì Churchill da un polmonite contratta in Africa).
La reazione fu durissima, la squadra di attentatori venne uccisa, inoltre vennero 1.327 persone, 4.000 chiusi in campo di concentramento e del villaggio di Lidice tutti i cittadini maschi adulti giustiziati, i bambini portati negli orfanotrofi e le donne imprigionate a Ravensbruck.

Dal libro “Il vescovo che disse “no” a Hitler ” quando i responsabili della propaganda nazista andavano parlando a gran voce di “una punizione per la guerra di bombardamento” e volevano incitare la popolazione estenuata dai bombardamenti a resistere con delle
misteriose “armi di rappresaglia”, il Vescovo Von Galen in occasione del pellegrinaggio da Munster a Tlegte del 7 luglio 1943 si pronunciò contro i propositi di vendetta: “…delle grida di odio e di vendetta, delle quali risuona la stampa tedesca, io non posso e
non voglio, né lo potete voi, farmi carico! Davvero il popolo tedesco deve desiderare e volere che ci vendichiamo per la sofferenza che ci affligge? Che noi prima di tutto bramiamo che anche in Inghilterra e negli altri Paesi nemici vengano distrutte chiese e d
ospedali e siano uccisi bambini e donne che non hanno niente a che fare con la guerra? Vale dunque per noi tedeschi, per noi cristiani il precetto dell’antica legge ebraica espressamente respinto da Cristo: occhio per occhio, dente per dente? Per una madre
che ha perso il figlio in un bombardamento è forse una consolazione assicurale che, presto, anche a una madre inglese uccideremo il figlio? No, un simile annuncio di vendetta e rappresaglia non è davvero una consolazione! Esso non è cristiano e non è
nemmeno tedesco, essendo ignobile, vile, spregevole!” “Qui diventa evidente che il mondo può essere cambiato soltanto con una vita in unione con Dio e con la sua parola liberatrice. Così l’amore vince sulla malvagità; così il perdono fa superare l’odio; così la generosità della fede si innalza sulla meschinità e l’egoismo degli uomini”.

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